Vai al contenuto

Vangelo secondo Luca 14,1.7-11

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cédigli il posto!”. Allora dovrai con vergogna occupare l’ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: “Amico, vieni più avanti!”. Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

IL NOSTRO POSTO

Occupiamo il primo posto, o andiamo a sederci all’ultimo? Gesù è deciso nella sua indicazione, non con l’intento di suggerire una manovra furbesca, ma come richiamo a un gesto di umiltà. E’ un invito a eliminare le corse e rincorse. Stare nel posto che la vita ci assegna, senza arrivismi o pretese, rende tranquilli. Se meritiamo di più, il tempo e l‘onestà lo diranno. D’altra parte, che ne facciamo della gloria davanti a mondo? Meglio brillare agli occhi di Dio.

Vangelo secondo Luca 14,1-6

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

LA REGOLA DELLA CARITA’

E’ lecito guarire di sabato? E’ lecito fermarsi in strada, andando in chiesa, per soccorrere un ferito? Ogni pratica religiosa, ogni atteggiamento della vita, deve essere vagliato sulla misura della carità. Possiamo allargare il discorso a tutte quelle operazioni che sono sottoposte a un regolamento e a una prescrizione. In una casa di cura, in un luogo di lavoro, e forse in casa propria. “Il regolamento dice così”. “Qui si fa così”, ci difendiamo. E il bisogno dell’altro? E la regola suprema della carità?

Anche un ragazzo distratto, uscito in strada per una chiacchierata con gli amici, può finire trascinato dentro un corteo che ha dentro gente malintenzionata e malfamata. Un ragazzo che non trova alcun incentivo per ‘fare qualcosa di buono’, può sentirsi stimolato a rovesciare cassonetti e spaccare vetrine. Nessuno resiste al nulla interiore, e basta un qualsiasi straccio di proposta per ribaltare un recipiente vuoto. Dove vanno i giovani oggi? Al vuoto non si resiste. O ci si addormenta sullo schermo del computer o si entra in un vortice che rende ricattabili ad ogni lampo di attrattiva, fino a diventare carne da cannone manovrabile da fazioni ideologiche, interessi commerciali, basse speculazioni. Il carico di energia che ci si porta dentro sfocia nella violenza: per un gioco in strada o contro insegnanti, medici e chiunque sia giudicato manchevole, governo, potenti e società che meritino di finire bruciati come le macchine in strada e rovinati come le vetrine dei negozi.

Sono coinvolti gli adulti. Di cosa si vive? Tolte le ore di un lavoro più o meno gradito o sopportato; tolta qualche presenza in famiglia quando la famiglia c’è, tolta una scappata al bar, una serata alla partita, forse un capriccio e qualche scivolata, che cosa resta? Che cosa sorprende e attrae una donna che lavora gran tempo fuori casa, e magari gode dell’amore di un uomo fedele e della letizia dei bimbi? Le strade di città sono piene di negozi di abbigliamento e di favolosi appelli all’estetica del viso e del corpo, ossessivamente ripresi da mille pubblicità. Che cosa basta? Uno sprazzo di amicizia, un avvenimento che commuove, spunti di carità che giungono da ambienti religiosi o da programmi di beneficenza.

Ma il bene supremo, il perché del vivere, lo spessore di una realtà buona, lo scopo grande per cui vale la pena dare la vita, dove li trovi? Da quando la fede e il Vangelo sono stati sottratti alla vita pubblica, da quando nelle case è svanito ogni segno religioso, da quando non si racconta più la storia di Gesù e si banalizza l’immagine dei santi, da quando è scomparsa la preghiera e si è frantumata l’unità, girandoti intorno afferri la sabbia e la vita ti scivola tra le mani. Cerchiamo ancora la meraviglia del Dio che crea il mondo e conduce al bene le creature?                   Tutto questo mondo, tutto il mondo - ha gridato papa Leone al Meeting di Rimini – “ha bisogno di comunione”. Davanti ai giovani ha ripetuto: “A ogni latitudine, in particolare ai margini e fra coloro che soffrono, troverete chi è già pronto a costruire la civiltà dell’amore”. E agli adulti: “Possiamo stimare di più la potenza del Vangelo, dei legami che genera, della logica che accende, della vita che fa sorgere”. E’ una missione che ancora può attrarre e riempire il cuore di adulti e giovani. C’è in giro un numero impressionante di persone che cercano il bene, persone che fanno il bene. Gente che crede al Vangelo, lo annuncia, lo vive. Nel cuore di ciascuno - uomo e donna, giovane e ragazza - si agita un bisogno insopprimibile di verità, di bellezza e bontà. Ad ogni svolta della vita, ad ogni angolo della giornata occorre poter incontrare amici, genitori, insegnanti, compagni di strada che non ingannano ma accolgono in un cammino insieme, a una speranza vigile. Il dono fatto ad alcuni può diventare fiamma di comunione e di pace per tutti.

 

 

 

 

Vangelo secondo Luca 13,31-35

In quel momento si avvicinarono a Gesù alcuni farisei a dirgli: «Parti e vattene via di qui, perché Erode ti vuole uccidere».
Egli rispose loro: «Andate a dire a quella volpe: “Ecco, io scaccio demòni e compio guarigioni oggi e domani; e il terzo giorno la mia opera è compiuta. Però è necessario che oggi, domani e il giorno seguente io prosegua nel cammino, perché non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme”.
Gerusalemme, Gerusalemme, tu che uccidi i profeti e lapidi quelli che sono stati mandati a te: quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una chioccia i suoi pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! Ecco, la vostra casa è abbandonata a voi! Vi dico infatti che non mi vedrete, finché verrà il tempo in cui direte: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore!”».

GERUSALEMME, GERUSALEMME…

Parole misteriose eppure chiarissime: ‘oggi, domani e il giorno seguente’ Gesù cammina verso Gerusalemme dove ‘il terzo giorno’ la sua opera sarà compiuta con la risurrezione dopo la passione e la morte. Si potrebbe dire che Gerusalemme, la città che concentra tutta la storia di Dio con l’umanità, è il grande amore umano di Gesù, punto di riferimento della sua missione. Qui avviene il tradimento e l’abbandono, ma anche la risurrezione che pervade il mondo, finchè verrà il tempo della conversione.

Vangelo secondo Luca 6,12-19

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

PRIMI AMICI DI GESU’

Suscita sempre una grata commozione incontrare i primi chiamati da Gesù, suoi amici e primi tstimoni nel mondo. Simone doveva avere un grande desiderio ed entusiamo, per essere chiamato ‘zelota’, forse per un ideale di liberazione politica. Giuda Taddeo nell’ultima cena domanda a Gesù: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?”  Gesù risponde: “Se uno mi ama, il Padre lo amerà e noi verremo a lui e faremo dimora presso di lui”. Vale anche per noi oggi.

PREGHIERA DEI FEDELI: SANTI e DEFUNTI

Domenica 1 novembre 2026 - Solennità di TUTTI I SANTI

GIORNATA DELLA SANTIFICAZIONE UNIVERSALE

Introduzione del celebrante
Il Signore Dio chiama i suoi figli e figlie a una vita santa, e ci invita a guardare i tanti nostri fratelli e sorelle che hanno raggiunto la gloria del cielo. Affidiamoci alla loro intercessione.

  1. Signore Dio Padre, ti ringraziamo perché ci chiami a una vita di gioia e di pace in questa terra, e di piena felicità in paradiso. Donaci di contemplare e imitare i santi e le sante che ti hanno amato e servito in questo mondo, Preghiamo:

IN COMUNIONE CON TUTTI I SANTI ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù nostro Salvatore, ti affidiamo il cammino di santità della tua Chiesa, con la guida di papa Francesco, il (nostro nuovo) vescovo (Michele) e con tante persone testimoni delle beatitudini, Preghiamo:

IN COMUNIONE CON TUTTI I SANTI ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore Gesù nostro Salvatore, ti affidiamo le nostre famiglie e comunità, per camminare nella via della santità, sostenendoci insieme nella fede, speranza, carità, Preghiamo:

IN COMUNIONE CON TUTTI I SANTI ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Spirito Santo, ispira il tuo amore e la tua sapienza ai governanti e a tutti i potenti della terra, per edificare un mondo di pace, di verità, giustizia, fraternità in tutti i popoli della terra, Preghiamo:

IN COMUNIONE CON TUTTI I SANTI ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Santissima Trinità, Padre e Figlio e Spirito Santo, gloria eterna dei santi, vi affidiamo tutti i defunti, particolarmente i morti in guerra come soldati o vittime civili. Rinnova la solidarietà verso le popolazioni e le persone ferite dalla violenza e dalla fame, Preghiamo:

IN COMUNIONE CON TUTTI I SANTI ASCOLTACI O SIGNORE

Conclusione del celebrante
Signore Dio, Padre e Figlio e Spirito Santo, accogli la preghiera del tuo popolo per tutti i popoli della terra. Donaci di camminare sulla via della santità. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli. Am

VITA DI SANTITA’

Quale tipo di vita desideriamo vivere sulla terra, e quali modelli ci teniamo davanti agli occhi e al cuore? Tante persone sulla terra, seguendo Gesù e il suo Vangelo, hanno edificato un pezzo di umanità nuova in famiglia e nella società e ne portiamo grata memoria. Li contempliamo nella gloria del paradiso, per seguire le loro vie e per domandare il loro sostegno nella vita di fede e di carità. Apriamo occhi e cuore ai santi nostri vicini, coloro che cercano e amano Dio e soccorrono tanti umani bisogni.

 

Lunedì 2 novembre 2026 - Commemorazione di Tutti i Fedeli Defunti

Introduzione del celebrante
Insieme con la Chiesa che vive nel tempo oggi preghiamo in comunione con tutti i fratelli che hanno lasciato questo mondo: ricordiamo con affetto tutti i nostri cari e li affidiamo all’amore misericordioso del Signore.

  1. Signore Dio a te appartengono i tempi del vivere e del morire.

Ti ringraziamo per il dono della vita nostra e di tante persone; accompagnaci nel cammino terreno fino incontrare il tuo abbraccio in Paradiso,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore nostro Dio, affidiamo a te tutti coloro che hanno lasciato questo mondo: i nostri familiari e amici, le persone che ci hanno accompagnato a vivere e a credere; donaci la speranza di ritrovarci nella comunione dei Santi in Paradiso,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore nostro Dio, accogli nel tuo regno di pace le persone uccise in guerra, soldati e civili, le vittime della persecuzione e della fame, della violenza e dell’odio. Dona a tutti la speranza nella vita eterna,

Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE

  1. Signore nostro Dio, consola il dolore di chi piange la perdita di una persona cara. Donaci una morte santa, accompagnata dalla carità dei fratelli e dai conforti della fede,

Preghiamo: ASCOLTACI, SIGNORE

Conclusione del celebrante
Signore Dio nostro, con la nostra preghiera affidiamo al tuo amore di Padre tutti i tuoi figli e figlie, nostri fratelli e sorelle che hanno lasciato questo mondo. Tu che vivi e regni.

VERSO LA META

Questa giornata ci richiama al senso ultimo e vero della vita e alla speranza della vita eterna per i nostri cari e per noi. Non andiamo verso il vuoto, ma verso il Dio della vita che ci attende in paradiso. Viviamo la comunione dei santi, accompagnando coloro che sono morti verso il Paradiso con la preghiera di ‘suffragio’, la celebrazione della messa, l’indulgenza plenaria, e le opere di carità. Oggi domandiamo una grazia: che nessuno muoia solo, e che ogni persona sia accompagnata dai ‘conforti della fede’ con la preghiera e i sacramenti.

 

Martedì 27 ottobre 2026

+ Sant' Evaristo, papa e martire, Betlemme, primo secolo dopo Cristo - Roma, anno 105

Vangelo secondo Luca 13,18-21

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami».
E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

IL GRANELLO E IL LIEVITO

Il Vangelo prende respiro con due bellissime e semplicissime parabole che si fanno guardare e meditare. Il granello di senape, insignificante agli occhi eppure pieno di futuro e di accoglienza. Il lievito nella farina, che la sollleva perché diventi pane fragrante. Senape e lievito hanno una loro potenzialità innata. Un uomo e una donna al lavoro sanno come gettare il seme e come maneggiare la farina. Così è il regno di Dio: cresce per la sua potenza, e ha bisogno solo di essere riconosciuto e maneggiato.

Vangelo secondo Luca 13,10-17

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C’era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.
Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».
Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».
Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

FARE IL BENE

Una donna, di sabato, una gurarigione. Gesù stesso prende l’iniziativa, sovvertendo le regole e attuando il comandamento dell’amore con la potenza di Figlio di Dio. La donna si raddrizza e glorifica Dio. Un avvenimento che sorprende tutti, mentre Gesù propone un paragone spiazzante, prendendo di petto gli oppositori: voi provvedete agli animali e non soccorrette questa ‘figlia di Abramo’. Apriamo il cuore per lasciare entrare Gesù, accogliendo la sua potenza che ci rende liberi di fare il bene.

Vangelo secondo Matteo 22,34-40

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

AL CUORE DEL VANGELO

Gesù ci conduce al cuore del Vangelo, al livello della sua stessa vita, dominata da un immenso amore al Padre e da una dedizione totale al prossimo: amore di Dio e amore del prossimo. Due comandamenti che si intrecciano nel nostro cuore e germogliano insieme. Da qui rinasce quel mondo nuovo che desideriamo. Partiamo dalla fonte: questa Eucaristia, il Vangelo, la vita di comunità, la compagnia dei santi e di tante persone che vivono secondo il Vangelo. Un cammino di continua ripresa.