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LA STRADA E LA MÈTA

Che cosa provoca il turbamento dei discepoli? La partenza di una persona amata, la prospettiva della solitudine, l'incertezza del futuro? I discepoli percepiscono che Gesù sta per lasciarli. A cosa è servita dunque l'avventura con il Maestro, a cosa serve la vita? Se tutto quello che abbiamo viene meno, se perdiamo le nostre sicurezze, dove andremo a finire? Con un colpo d'ala, Gesù spalanca l'orizzonte. Mostra un'altra terra, un'altra casa dove abitare, dove c'è un posto per tutti. Come arrivarci? Gesù annuncia di essere lui stesso la strada. E qui si spalanca l'abisso del mistero. L'Uomo che abbiamo davanti dichiara di custodire la Presenza che contiene il cielo e la terra. Egli è il riflesso umano, lo specchio concreto, l'immagine vera del Padre, del Padre eterno, Colui che è l’origine e la mèta di tutto ciò che esiste: la Realtà più grande, vera e bella che si possa umanamente desiderare. Chi vede Gesù vede il Padre! Agganciati alla sua navetta, veniamo condotti verso l'Infinito che il cuore attende. ...continua a leggere "14 maggio 2017 Domenica Quinta di Pasqua"

VIA AL PADRE

I Vangeli di ieri e di oggi anticipano in due tappe il brano che verrà proposto domenica. Gesù si rivela agli apostoli come immagine compiuta di Dio Padre. La lunga e varia ricerca di Dio compiuta dagli uomini, non si disperde per strade senza sbocco, ma incrocia la via che Dio stesso ha percorso per raggiungerci. Gesù dice: "Io sono la via, la verità, la vita". D'improvviso, il cammino della vita diventa semplice, dietro Colui che è venuto a stare con noi per condurci al Padre. ...continua a leggere "Sabato 13 maggio 2017- Madonna di Fatima"

DOVE SONO IO

Gesù vuole che i discepoli siano dove è lui. Li ha chiamati personalmente e ha voluto che lo seguissero nei viaggi tra lago, villaggi, città. Con loro ha incontrato il piccolo mondo di quel tempo, spalancandolo all’orizzonte dell’infinito. Ora i discepoli avvertono che Gesù se ne sta andando. Dove, da chi? L’ultima mèta è il Padre, cioè il compimento del cammino e del destino umano. Possiamo raggiungerlo continuando a stare con Gesù, percorrendo la strada che attraverso la croce conduce al Padre. ...continua a leggere "Venerdì 12 maggio 2017 Santi Nereo e Achilleo, San Pancrazio, martiri 304-305"

La NUOVA BEATITUDINE

Eccoci improvvisamente nella sala del Cenacolo, dopo che Gesù ha lavato i piedi ai discepoli. Si è chinato davanti ad essi, e ora li guarda in faccia, annunciando una nuova beatitudine: mettere in pratica quello che lui ha fatto. Gesù ha fiducia che la sua opera di amore, servizio, carità, proseguirà nei discepoli. Nello stesso tempo, un’ombra gli attraversa il cuore: “Non parlo di tutti voi”. E’ l’ombra di Giuda, il primo traditore. Occorre sempre rinnovare la decisione di seguire Gesù. ...continua a leggere "Giovedì 11 maggio 2017 Sant’Antimo e compagni martiri, inizio sec IV"

Il PADRE E IL FIGLIO

Gesù ripete in modo martellante di essere inviato dal Padre: dice le parole che il Padre gli dice e compie le azioni che il Padre gli concede. La sua vita umana è il confine che dobbiamo attraversare per credere nel Padre che l’ha mandato e avere noi pure la vita, la vita eterna. Il nostro destino, per il tempo e per l’eternità, si decide davanti a Cristo, perché Cristo è la strada umana per arrivare al divino.

Vangelo secondo Giovanni 12,44-50

In quel tempo, Gesù esclamò: «Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre. Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».