In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».
LA PREGHIERA CHE EDUCA
Gesù ci educa alla preghiera, cioè a un rapporto vero con la vita. Il rapporto con Dio riconosciuto come Padre che ci chiama e ci abbraccia nel suo Regno. Il rapporto con noi stessi, nei bisogni materiali e spirituali, soprattutto per superare le tentazioni e vincere il male. Il rapporto con il prossimo, da accogliere con misericordia. Non possiamo ripetere la preghiera del Padre nostro, soli o in famigli o nella Messa senza desiderare di fare un passo verso la verità.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”.
Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”.
Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”.
E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».
LA DIFFERENZA CRISTIANA
Quante persone si dedicano al bene del prossimo, impiegando spazi di vita e la vita stessa? Tra queste, tanti uomini e donne di fede cristiana, giovani, famiglie, sacerdoti, religiose. Attraverso il Vangelo, costoro riconoscono la grazia di amare e servire Gesù nel povero e bisognoso. Questa grazia, accolta e vissuta, permette di superare ogni delusione per la mancanza di gratificazione, di corrispondenza e di risultati visibili. Gesù assicura: “Quello che avete fatto a un mio fratello, l’avete fatto a me”.
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
QUARESIMA DELL’ANNO DEL GIUBILEO: STORIA DI UNITA’ E DI SPERANA
Quaresima del Giubileo della speranza: la storia iniziata da Dio con il suo antico popolo, prosegue nella nostra vita. Uniti a Gesù possiamo riconoscere il male con le sue diaboliche tentazioni, e superarlo con la sua grazia: Gesù vince satana perché è unito al Padre e pieno di fiducia in Lui. Domandiamo di rinnovare il senso di appartenenza a Cristo nella Chiesa, con la preghiera, la carità, la presenza missionaria negli ambienti di vita, partecipando con cuore aperto e accogliente al dramma di tanti fratelli e sorelle.
In quel tempo, Gesù vide un pubblicano di nome Levi, seduto al banco delle imposte, e gli disse: «Seguimi!». Ed egli, lasciando tutto, si alzò e lo seguì.
Poi Levi gli preparò un grande banchetto nella sua casa. C’era una folla numerosa di pubblicani e d’altra gente, che erano con loro a tavola. I farisei e i loro scribi mormoravano e dicevano ai suoi discepoli: «Come mai mangiate e bevete insieme ai pubblicani e ai peccatori?». Gesù rispose loro: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori perché si convertano».
IL BANCHETTO DI LEVI-MATTEO
In piena quaresima, una conversione e un banchetto: Levi-Matteo lascia il suo ‘peccaminoso’ mestiere, segue Gesù e – visto che le sostanze accumulate glielo permettevano – prepara un ‘grande banchetto nella sua casa’ accogliendo una ‘folla numerosa’ di persone. Quest’uomo si sente proprio trasformato e lo proclama davanti a tutti. La conversione coincide con il banchetto, con la festa della vita, con un’esplosione di gioia. Chi ha detto che il cristianesimo – e quindi andare dietro a Gesù – sia una cosa triste??
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno».
IL PIANTO E LA GIOIA
Il digiuno è sempre qualcosa di intrigante per chi lo pratica e anche per chi lo rifiuta. Perché digiunare? Il precetto della Chiesa non si misura sulla forza della legge, ma nasce dal rapporto con Cristo. Quando sei colpito da un dolore profondo come la morte di un amico - e di un Amico come Gesù - allora non hai proprio voglia di mangiare: basta anche solo uno sguardo al Crocifisso. Ma subito riconosci Cristo risorto, e allora la vita cambia.
La chiamava ‘mia Regina’: Adeodato, il figlio che Agostino aveva avuto prima della conversione, amava la nonna Monica fino alla venerazione, attratto dal suo affetto e sapienza, dalla sua fede e determinazione. Monica, fedele cristiana, seguiva con passione e dolore le vicende del figlio Agostino che emergeva per intelligenza e oratoria nella cittadina di Ippona, a Cartagine, a Roma, disperdendosi in compagnie goderecce, in filosofie insufficienti e in forme religiose equivoche. Finalmente, a Milano città imperiale, dove la fede e l’eloquente energia di Ambrogio guidava il popolo cristiano, Agostino incontra il cristianesimo e si fa battezzare. In un romanzo che racconta la ‘vita avventurosa di Agostino’ si intravvede il rapporto discreto ma profondo di Monica con la Chiesa e in particolare con il vescovo Ambrogio. In quei tempi le donne, mentre tessevano i vestiti della liturgia cristiana liberata da Costantino, andavano costruendo la chiesa domestica nelle case. La preghiera assidua, la vicinanza discreta, l’affetto incondizionato, il consiglio silenzioso accompagnavano figli e nipoti, sostenevano le celebrazioni e le tante forme di carità della comunità.
Quasi per l’intero corso di due millenni della storia d’Occidente, le donne non hanno goduto di una posizione significativa nella società, se non per il nome di qualche principessa o regina e di qualche rara artista e studiosa. In questo contesto, nella Chiesa alcune donne emergono attraverso varie direttrici: badesse di monastero, con competenza anche verso monasteri maschili; sante martiri dei primi secoli, venerate e celebrate, e sante mistiche, analfabete o studiose: nomi noti e dimenticati, Agnese e Lucia, Ildegarda e Caterina, Maria Goretti e Gianna Beretta Molla.
Pope Francis poses for a photo as he attends a meeting with African women, judges and prosecutors, on human trafficking and organized crime, at the Vatican, Thursday, Dec. 12, 2019. (AP Photo/Gregorio Borgia)
Tuttavia, la storia non procede solo per grandi nomi e imprese. Donne madri, spose, sorelle, amiche hanno amato, custodito, protetto, consigliato, soffrendo e godendo per mariti, figli, nipoti, bambini e anziani. Nel giro delle famiglie patriarcali, nel contesto del paese e del circondario, nel rapporto con monasteri e conventi, ecco donne ostetriche, donne che allattano i figli degli altri, donne consigliere, donne catechiste. Madri e sorelle ‘spirituali’ costituiscono il buon terreno per la fioritura di famiglie cristiane, per vocazioni al sacerdozio e alla consacrazione. Donne sante accanto a santi uomini, come Chiara e Francesco, Francesca de Chantal e Francesco di Sales; moglie e marito santi insieme come i genitori di Teresa di Lisieux e i coniugi Beltrame-Quattrocchi.
Oggi, quando il terreno della società sembra sfaldarsi e irrigidirsi nell’individualismo, e le comunità cristiane sembrano smarrirsi e disperdersi, le donne offrono cuore e cura, pazienza e vigilanza. Negli ultimi decenni esplode il fenomeno di donne che lavorano fuori casa e donne studiose, teologhe, responsabili di comunità. Al di là delle problematiche sui ministeri e sulle responsabilità istituzionali, oggi in modo più palese la Chiesa respira con due polmoni, ama con un intenso battito del cuore, ragiona con l’intelligenza di quanti la costituiscono, uomini e donne. La Chiesa consiste nelle persone, con le doti e i carismi di ciascuno, nell’armonia di una orchestra che naviga in una grande barca nel vasto mare. Ogni cristiano, ogni uomo o donna è pieno di gratitudine verso la donna dalla quale ha ricevuto la vita, verso tante donne che lo amano, lo accompagnano e lo custodiscono. Nella poesia e nella prosa della vita, nella bellezza e nella sofferenza, da bambini o da grandi, da sani o malati, è grazia di Dio che una donna ti sia accanto.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno».
Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua. Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà. Infatti, quale vantaggio ha un uomo che guadagna il mondo intero, ma perde o rovina se stesso?».
DI CHE COSA E’ FATTA LA QUARESIMA
La Quaresima è fatta del cammino di Gesù verso la croce e la risurrezione. In parallelo, la nostra Quaresima ci mette in cammino dietro a Gesù portando la croce della vita per essere salvati dalla sua risurrezione. Non siamo chiamati a diventare padroni del mondo, nemmeno del nostro piccolo mondo familiare o sociale. Siamo chiamati a seguire Gesù: conoscerlo, pensarlo, amarlo; affidando a Lui i nostri desideri e le nostre opere. Solo così salviamo noi stessi.
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipòcriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipòcriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipòcriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».
UNA BUONA RIPARTENZA
Punto di partenza della Quaresima è il tuo cuore segreto, le tue intenzioni profonde, la tua decisione davanti a Dio. Questa è l’origine della verità con te stesso e della lealtà verso il prossimo. La preghiera, la carità, la correttezza verso Dio e verso il prossimo non si riducono a un atteggiamento esteriore e formale, ma sorgono da un cuore desideroso del proprio bene e attivo per il bene altrui. L’inizio della Quaresima ci mette nella posizione giusta, anche attraverso il digiuno e l’astinenza.
Introduzione del sacerdote
Camminiamo insieme nella speranza è l’invito di Papa Francesco nella Quaresima di questo anno del Giubileo. Uniamoci uniamo alla preghiera di tanti nostri fratelli nel mondo per domandare la conversione dei cuori e la pace nel mondo. Il Signore Dio accolga la nostra preghiera.
1. Signore Gesù, ti ringraziamo per il dono di questo tempo di Quaresima nel quale ci unisci alla tua vittoria contro satana e contro il male. Donaci di vincere ogni tentazione per il bene nostro e dei nostri fratelli e sorelle,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE
2. Signore Gesù, ti preghiamo per la salute di Papa Francesco e ti affidiamo la tua Chiesa perché tutti i cristiani possano donare al mondo la testimonianza della pace, della misericordia e dell’accoglienza in questo anno del Giubileo della speranza
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE
3. Signore Gesù, ti affidiamo i governanti della terra: dona ad essi lo spirito dell’unità e della fraternità, un’intelligenza aperta e un cuore libero per camminare con decisione sulla via della pace per tutti i popoli
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE
4. Signore Gesù, partecipando alla vita della Chiesa, nella preghiera e nella carità, rendici partecipi del dolore e delle gioie gli uni degli altri, fiduciosi nel bene della preghiera e nella grazia dei sacramenti,
Preghiamo: ASCOLTACI O SIGNORE
Conclusione del sacerdote
Presentiamo davanti a te o Signore la nostre domande, insieme con il pane e il vino, fiduciosi nella salvezza che si compie nel sacramento dell’Eucaristia. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli
QUARESIMA DELL’ANNO DEL GIUBILEO
STORIA DI UNITA’ E DI SPERANA
Quaresima del Giubileo della speranza: la lunga storia iniziata da Dio con il suo antico popolo, prosegue ora nella nostra vita. Uniti a Gesù possiamo riconoscere il male con le sue diaboliche tentazioni, e superarlo con la sua grazia. Domandiamo di rinnovare il senso di appartenenza a Cristo nella Chiesa, con la pratica della preghiera, della carità, della presenza missionaria nei nostri ambienti di vita, partecipando con cuore aperto e accogliente al dramma di tanti fratelli e sorelle.
In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
LA PROMESSA
Dopo il ‘giovane’ uomo ricco che se non segue Gesù e se ne va triste, ecco lo slancio di Pietro e la risposta sovrabbondante di Gesù: il centuplo quaggiù, più le persecuzioni. Quindi la vita eterna. La promessa di Gesù comincia a realizzarsi sulla terra. Il suo dono riempie la vita: la sua presenza ci accompagna e possiamo riconoscerla in tutte le persone che, consapevoli o inconsapevoli, percorrono insieme con noi il cammino. E poi quell’infinito al quale il cuore anela.
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