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LA SORPRESA DI EMMAUS

Avviene soprattutto grazie a due provocazioni che vengono attuate dall’azione dello Spirito Santo nel mondo e nel cuore delle persone: la bellezza e l’amore-amicizia. Il cuore viene ridestato da un punto fuori di noi, da una cosa bella che ci attrae, da un amore che ci affascina.
Un incontro, un’attrattiva vincente, che ci ha provocato e continua a provocarci.
Un luogo, un fatto, una persona, una comunità, una compagnia di amici, un frammento di vita, squarciano il velo dell’individualismo, aprono il cuore e la mente a riconoscere Cristo che ci viene incontro, ci prendono per mano, e lungo la strada ci accompagnano, ci sostengono, ci spiegano, si svelano e ci donano la certezza che è Lui la vita e la salvezza. Accade improvvisamente e insperatamente.

Angelo Busetto
LA SCOPERTA CHE INCANTA
Bellissima Quaresima
Ed Itaca 2020
Citazione pag 117-118

CON OCCHI NUOVI

Stiamo imparando – o dovremmo imparare – un sacco di cose in questi mesi di coronavirus. In capo a tutto: facciamo esercizio di mortificazione, per la impossibilità di ricevere l'eucarestia e gli altri sacramenti, per la riduzione del giro di contatti e imprese, dell’espressività, della compagnia e della Chiesa visibile e toccabile. Abbiamo preso confidenza con il silenzio, con la preghiera personale e familiare, l’ascolto e la lettura della parola di Dio. Abbiamo imparato a destreggiarci con computer e cellulari, che svelano un mondo senza confini. Il tunnel della reclusione casalinga ci ha condotti a scoprire tanti piccoli e grandi segreti della vita. Andrà tutto bene, quindi!!!???
Intanto le membra si rattrappiscono e il cuore sembra rallentare i battiti, mancandoci lo sguardo vivo, il sorriso presente, la stretta di mano, la compagnia reale. Ed ecco viene ad accompagnarmi la lettura della biografia romanzata ma vera della prigionia del Cardinale vietnamita Van Thuan. Nell’estrema fedeltà a Gesù e in un’immensa capacità di amare, sorprende il suo rapporto con l’Eucaristia. Senza un luogo adatto, senza libri e paramenti, senza calice e patena, celebra la messa usando con vari sotterfugi briciole di pane e gocce di vino. La Chiesa è sacramento e comunità. Senza sacramento che si tocca e si mangia, diventa ‘virale’ e virtuale – dice Francesco - e svanisce; senza comunità che incontra, il vigore della persona decade.
E allora? Tanta voglia di ‘ritornare come prima’? Proviamo a ragionarci su. Padre Cantalamessa predicatore della Casa Pontificia, Venerdì santo diceva che non si può tornare a vivere come Lazzaro, dalla morte alla stessa vita di prima, e poi muore di nuovo; occorre risorgere come Gesù, per una vita piena ed eterna. Domandiamo la grazia dello Spirito Santo, ricevuto nel Battesimo e nella Cresima, perché ‘questa vita che viviamo nella carne, la viviamo nella fede del Signore Gesù’: uomini nuovi, non piegati ai dettami del qualunquismo, non logorati dall’abitudine. Non abbiamo ancora scoperto tutta la meraviglia dell’essere cristiano ma l’abbiamo appena indossata come un vestito posticcio. Possiamo rinascere ogni giorno come bambini che guardano attorno e si meravigliano di tutto; sorridono al padre e alla madre, afferrano oggetti e gongolano davanti al cibo e ai colori. Si rinnova la coscienza di noi stessi, lo slancio della nostra identità; occhi aperti e mani protese verso chi ci testimonia l’amore a Cristo attraverso la preghiera e le opere di carità che non ha smesso di compiere. Ripercorriamo il cammino della fede con fedeli e pastori, facendoci discepoli, anzi, familiari di Gesù. Ogni mattina guardiamo in faccia i fratelli e le sorelle della famiglia di Gesù, e incontriamo il mondo degli uomini che vogliono vivere.

Gesù risorge ferito: mani, piedi e costato. Il crocifisso trecentesco che domina il presbiterio del duomo di Chioggia risalta con un incarnato pulito da ogni macchia di sangue, mentre si intravedono appena le ferite dei chiodi. Solo dal petto sgorga un getto di sangue che scende in una breve arcata. È facile notare, soprattutto nelle riproduzioni a stampa, che la figura tende al verde, come verde è lo sfondo sul quale è disegnata la croce. È il «legno verde» di cui parla Gesù nel Vangelo della Passione. È il verde degli alberi dai quali rinasce la vita in questa nuova primavera.

Colui che risorge a Pasqua è il Crocifisso e porta impresse le sue vive ferite, che egli mostra agli Apostoli e nelle quali introduce il dito di Tommaso. La Pasqua non cancella le ferite, ma le esalta come feritoie dalle quali promana la luce, come germogli di vita nuova….

da:

Angelo Busetto

LA SCOPERTA CHE INCANTA

Bellissima Quaresima

Ed Itaca 2020

Citazione da pag. 124

Un fatto che accade sotto i tuoi occhi. Una realtà alla quale partecipi. Come quando uno vede una bella donna passare, e si volta; o un bambino che sorride, e si ferma; o la luna grande in cielo nelle sere precedenti la Pasqua, e si incanta. Qualcosa – Qualcuno – che ti tocca.
Quando Gesù passava, la gente non solo si fermava a guardarlo, ma gli andava dietro. I suoi amici, al ritorno dalle spese nel villaggio, lo vedono parlare con una donna al pozzo. Quelli che sono nella stanza, qualche giorno prima di Pasqua, percepiscono il profumo di nardo versato da Maria sui piedi di Gesù. Odono la sua voce, vedono il suo volto, incontrano il suo sguardo, intuiscono il suo cuore. Riconoscendolo come Figlio di Dio, non alzano gli occhi al cielo ma guardano Lui. Quando Tommaso esclama: “Mio Signore e mio Dio”, non sprofonda nel suo proprio intimo, ma tocca la ferita dell’Uomo Crocifisso.
“Quel Gesù…”: un individuo riconoscibile, un uomo concreto. Uno che ama, chiama, piange, patisce. Morto nel tormento della croce; la sua figura impressa negli occhi della Madre, di Giovanni, della Maddalena. Il lenzuolo lo avvolge nel sepolcro segnando l’immagine del suo corpo disteso, scritta con il suo sangue e con la folgore della risurrezione.
Con il corpo risorto Egli siede alla destra del Padre nei cieli. Il vento dello Spirito unifica in Lui coloro che nell’acqua del Battesimo attraversano la sua morte e risurrezione, e costituiscono il popolo dei poveri e dei peccatori salvati. Diventiamo membra del suo corpo glorioso partecipando al banchetto del pane e del vino. Non aderiamo appena alla sua parola, ma alla sua persona.
In questi giorni privi del suo cibo e bevanda, Egli ci raggiunge attraverso i cristiani che lo testimoniano in una vita cambiata. Presente in famiglia, nel lavoro, nelle persone malate, nei medici e infermieri, nei volti di quanti incrociamo facendo la spesa, in una visita lampo in chiesa. Entra nelle nostre vite con il riflesso virtuale dei sacramenti, con la parola vissuta, con la preghiera. Nasce un rapporto reale tra Lui e noi, tra Lui e me.
“Il suo corpo, il suo medesimo corpo; il suo sangue, il suo medesimo sangue”, canta il poeta Péguy. La sua presenza reale ci accompagna nei giorni che trascorrono. Non guarisce appena le malattie dell’anima, ma dona un corpo risuscitato.
Cristo è un fatto che continua ad accadere nel suo corpo reale, tocca i nostri paesi, percorre le nostre piazze, entra nelle nostre case. La Maddalena lo riconosce in un incontro imprevisto: "Rabbuni, maestro caro". Oggi e sempre lo incontriamo e lo riconosciamo: SEI TU, SIGNORE GESU’!

A tutti i miei 'AMICI DI VANGELO'
un vivissimo augurio di BUONA PASQUA!

CANTO PASQUALE
La Pasqua è l’avvenimento che diventa una nuova origine di tutto. Tutto ricomincia con la Pasqua. I Dodici e altre persone con loro, tra cui le donne che seguivano il Signore, avevano incontrato un uomo per il quale avevano lasciato tutto, disposti a dare la vita, come diceva Pietro.
…Arriva la grande delusione, la cattura, la condanna, la croce. Gli amici non hanno il coraggio di seguire Gesù fino a questo punto, e per lui rimane solo l’affetto delle donne e l’attaccamento del discepolo amato. È la delusione che esprimono i due discepoli di Emmaus: «Speravamo!». Il velo dell’incredulità impaurisce gli Apostoli rinchiusi nel cenacolo, annebbia gli occhi e copre il cuore di Tommaso. Un’esperienza amata, ritenuta stabile e vissuta come una festa di nozze, si rompe tra le mani e manda tutto in confusione. Che cosa regge l’urto del tempo? Che cosa tiene nel vortice di circostanze negative o drammatiche, di delusioni, disperazioni, vuoti?
Che cosa dura?
Solo un avvenimento definitivo, che ci incontri nella nostra delusione e permanga nel tempo della vita, ci può salvare.
È quel che accade a Pasqua. Gesù si presenta vivo, capace di incontro, di misericordia, di dono. Un avvenimento inaudito tocca la vita delle persone e la cambia.

Angelo Busetto
LA SCOPERTA CHE INCANTA
Bellissima Quaresima
Ed Itaca 2020
Citazioni dalle pagine 95-97

UN MONDO CHE CAMBIA

La bora, la pioggia, il freddo, la neve nello sbocciare della primavera. Le strade vuote, gli ospedali pieni, i camici bianchi come palombari che scendono negli abissi. Una Quaresima di quarantena avvolge il mondo e lo pugnala alle spalle come un traditore. Svanisce la boria e si interrompono le sfilate di moda. Un universo immobile cerca le stelle.
Sotto una fitta pioggerellina che bagna il selciato e accarezza il Crocifisso, un grande silenzio abbraccia piazza San Pietro e fascia di preghiera il mondo. Da ogni angolo gli sguardi si concentrano sull'uomo vestito di bianco che ansimando incede per la lieve gradinata, parla al mondo, lo trafigge nel suo peccato, lo risana nella misericordia, lo rinsalda nella carità. Tutti ci conduce davanti all’immagine di Maria e a baciare il piede del crocifisso grondante di sangue e di pioggia. Quante persone da tutti i meridiani e i paralleli si concentrano in un unico sguardo? Domande e speranze, ferite e sconfitte, deposte davanti alla grande Presenza nell’Eucaristia. Uno squarcio di luce sulle nubi che avvolgono il mondo. “Alzo gli occhi verso il monte: da dove mi verrà l’aiuto. Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto cielo e terra”. Non solo l’emittente cattolica, ma anche il primo canale della televisione pubblica e non so quanti altri sistemi di collegamento, avvincono persone dai quattro angoli del mondo, a seguire i passi stanchi e decisi dell’uomo che ci conduce a Dio. La Messa del mattino celebrata dal Papa è trasmessa in diretta anche da Rai1, e si prolunga fino al lungo silenzio dell’adorazione e della benedizione. Nuovi spazi sui quali non rimbalzano più solo chiacchiere di intrattenitori e beghe di ospiti, ma si distende il bene della preghiera, il conforto della Parola, la mano che benedice. Gesti inusitati, ignoti o dimenticai risalgono alla superficie dell’anima, abbracciano e consolano. Una grande occasione perché Cristo sia mostrato, guardato, raccontato, scoperto. Che cosa abbiamo perso vivendo, che cosa stiamo ora guadagnando in questi nuovi drammatici percorsi? Per quale strada si procede alla conquista di se stessi, per quale corsia si aiutano i malati, per quale via si va al cielo?
L’inquinamento dell’aria diminuisce, le acque del mare si ripuliscono, in laguna tornano a guizzare i pesci. Nelle case si torna a stare insieme. Finirà? Finirà questo male che incute paura e sgretola gli idoli: denaro e successo, possesso e privilegi, corrosi dal virus invisibile come veleno di satana. Finirà questo male, ma non finiscano umiltà, dedizione, riconoscenza, semplicità, sobrietà, verità. Non finisca la preghiera rivolta al Dio della vita, non si esaurisca il desiderio dell’abbraccio e dell’incontro, non ceda il dono di sé per il bene di tutti.

 

 

UNA CORRENTE DI VITA

A tratti il cellulare vibra con messaggini che si sovrappongono l'uno all'altro. Il più delle volte non si tratta di comunicazioni personali, ma di annunci, testimonianze, spezzoni di filmati con i quali amici e conoscenti attraversano l'atmosfera cupa di queste settimane. Una sera i consigli rimbalzano dal monastero di Nostra Signora della Moldava, vicino a Praga; l'abbadessa Madre Lucia, originaria di Adria - dalla quale questo luogo è nato e fiorisce per gemmazione del monastero di Vitorchiano - suggerisce la meditazione di alcuni salmi di invocazione nella prova. Questo richiamo incrocia la mia lettura continua della Bibbia, proprio nei giorni in cui percorro le pagine dei salmi. L’invito a ‘pregare sempre’ richiama i Racconti del pellegrino russo, - incontrati in giovinezza e ultimamente ripresi – come programma e scopo della vita. Nel contesto della formidabile restrizione imposta dalla circostanza drammatica che tutti ci avvolge, diventa sperimentabile la comunione dei santi nell’orizzonte sconfinato di tanti uomini e donne. I giorni che si annunciavano vuoti e tristi, non si lasciano sommergere dall’ossessione della ricerca degli ultimi aggiornamenti sulla diffusione del virus, ma respirano per nuove scoperte. I testi di preghiera, i suggerimenti e le proposte che arrivano dalla diocesi e in particolare dal vescovo, si intrecciano con il commento mattiniero dell’Angelus che un sacerdote amico, uscito dall’epidemia, rilancia con i testi di don Giussani, mentre alla sera sorprendono i brevi commenti del vescovo Camisasca su figure e testi letterari. Molti messaggi invitano a pregare per questa persona e per quella, sottoposte alla prova del virus, in via di guarigione oppure alla conclusione della vita. Un intero mondo sotto traccia sale in superficie e si svela. Emozionanti le testimonianze delle persone impegnate in prima linea – medici, infermieri e personale vario – negli ospedali e nei servizi corrispondenti, e che rivelano una dedizione e una umanità sorprendenti. Dove eravamo quando ci lamentavamo del mondo cattivo? Dove eravamo quando, avendo la possibilità di incontrarci, ci chiudevamo nel nostro piccolo mondo? La situazione creata dal coronavirus apre inediti percorsi e offre possibilità inusitate, nella scoperta del valore della vita, nella ricerca delle relazioni, nella ripresa dei rapporti familiari, nelle inedite forme di lavoro, di istruzione e di accompagnamento nella preghiera e nel cammino di fede. Come se dilagasse un fiume di umanità e di verità, per una nuova fioritura della speranza. Così è accaduto tante volte nella storia dell’umanità e nella vita della Chiesa. Papa Francesco ne rappresenta la punta di diamante: con gesti semplici o clamorosi, e nella celebrazione della Messa mattutina a Santa Marta, annuncia che il nostro è un Dio vicino che accompagna il suo popolo.

NB. Dipinto di Renzo Nordio, ricevuto il 23.04.2020

NELLA STESSA BARCA

Tutti nella stessa barca. Non ci sono più ricchi e poveri, buoni e cattivi, italiani e stranieri. Nessuno che possa cavarsene fuori o valere più degli altri. La pandemia percorre il mondo e imbarca tutti senza distinzioni e differenze. Il coronavirus rivela la comune natura umana e l’uguale condizione che tutti ci caratterizza. Una bella scoperta, alla quale il cristianesimo aveva già orientato il mondo e alla quale popoli e persone aspirano. Ora è un dato di fatto.

Per grazia ricevuta, i discepoli di Gesù sanno che nella stessa barca è salito pure Lui e ancora dopo 20 secoli naviga con noi, avendo Egli avuto la bella ventura di risorgere e rimanere vivo. Nella prima barca nella quale Gesù attraversa il lago-mare di Galilea, i discepoli non lo badano, lo lasciano dormire a poppa, ma all’insorgere della tempesta lo svegliano e lo rimbrottano: “Maestro, non t’importa che periamo?” Un’altra volta, sullo stesso lago e forse sulla stessa barca, i discepoli continuano a lamentarsi di non avere il pane per mangiare. Gesù li guarda e li rimprovera: “Non ricordate quante volte avete mangiato il pane moltiplicato?”    Chissà se oggi, nel mezzo della tempesta del coronavirus, noi cristiani siamo così certi che Gesù è con noi. Chissà se ricordiamo il miracolo della nostra nascita e del dono della fede che ha cambiato l’orizzonte della nostra vita. Ci pervade un sussulto ogni volta che ci imbattiamo in qualcuno che ce ne rinnova la memoria.

In una lettera inviata alla Fraternità di Comunione e Liberazione, don Julian Carron, dopo aver citato l’episodio del lago, riporta una testimonianza che lo ‘lascia senza parole’:  «D’improvviso sono stata catapultata in trincea. Sembra di essere in guerra. Il mio quotidiano lavorativo e familiare in un giorno è cambiato. Da medico, da mamma, da moglie mi ritrovo a dormire in isolamento da mio marito, a non vedere i miei figli da due settimane, a non poter avere un contatto diretto con il paziente. Tra me e i miei malati c’è una maschera, una visiera e il loro scafandro. Spesso sono anziani che vivono da soli questo momento. Hanno paura…. Entro in reparto, cerco un sorriso e l’abbraccio di un’infermiera amica… E posso abbracciare solo loro. La certezza che sostiene la nostra vita è un legame, e c’è un cammino da fare per arrivare a questa certezza affettiva. Le circostanze ci sono date per attaccarci più a Lui, che ci sta chiamando in un modo misterioso. La fede è fidarsi che Lui ci sta chiamando. … È questa certezza che posso dare ai miei malati, ai parenti, oltre che fornire le cure mediche». Nella stessa barca tutti, ma con Lui.

CAMMINO DI SPERANZA

Quando, sul finire dell'autunno, mi facevo catturare dalle pagine de La peste, il romanzo che meritò il Nobel a Camus, mi colpiva la puntuale, progressiva descrizione di una situazione talmente paradossale da sembrare frutto di fantasia. Tutti gli abitanti di Orano, città algerina, improvvisamente rinchiusi in casa, ogni attività sospesa, impossibile entrare o uscire dalla città, i topi, dapprima trovati morti per le scale dei condomini o all'interno degli appartamenti e poi a frotte sulle strade e lungo le rive del fiume. Camus descrive una città immota, con tanti personaggi colti di sorpresa, sbigottiti e incerti. Tra loro, alcuni ‘eroi’ e indifferenti che tentano di trascinare una vita ‘normale’. Protagonista suprema, la peste produce una vasta moria progressiva, tale da evocare il racconto della peste di Manzoni nei Promessi Sposi.

In questi giorni, non una sola città, ma vasti territori che man mano si estendono, vengono sottoposti a restrizioni, mentre le persone subiscono la paura del ‘contagio’. E’ ben vero che la peste descritta da Camus, come quelle che hanno attraversato nei secoli l’Europa e il mondo, produceva un gran numero enorme di morti, con rapidità indomabile. Oggi i decessi sono limitati e tuttavia sempre drammatici e sconvolgenti. Il danno più esteso riguarda il blocco delle attività lavorative, degli scambi commerciali, delle scuole, delle celebrazioni religiose. Un mondo di persone, di appuntamenti, di occasioni viene progressivamente a occultarsi; paesi e città si svuotano come d’estate, ma la gente non è in vacanza e si acquatta nelle case, forse indugia a letto, o si pianta davanti al televisore e al computer o maneggia il cellulare. Magari scopre un nuovo modo di vivere, di incontrare, di pregare. Mai come in questi giorni internet e whatsapp, insieme con altri social, sono una grazia, e vengono usati come canali di amicizia, comunicatori di suggerimenti e di speranza. Ragazzi, giovani, insegnanti, famiglie, scoprono in distanza un nuovo modo di imparare e di viveri la compagnia, pur con immancabili equivoci e intrighi. La casa, i rapporti in famiglia, i contatti con pochi amici, sono vissuti con intensa gratuità. Gli spazi dilatati di mattine, pomeriggi, serate scoprono nuovi panorami e inaugurano nuovi percorsi. Sbuca dalla libreria la perla di un libro prezioso lasciato dormire per decenni, e il lavorio personale di lettura e meditazione non scantona più negli alibi del tempo che manca. Certo, ci assilla il dramma del mondo attorno, dei poveri senza difesa, dei migranti senza asilo, dei giovani smarriti. Puoi pregare, impostare qualche gesto di carità, muovere il cuore. Dalle calamità e dalle tragedie del passato sono sorti templi e sono nate formidabili imprese di carità, un nuovo sentimento di abbandono a Dio e ai suoi santi. La speranza cristiana apre le porte.

UNA STRANA ASTINENZA
Nella casa dove abito non giunge il suono delle campane, ormai ancora più ridotto in questi giorni di ‘astinenza e di digiuno’ liturgico. Le campane tuttavia non spandono virus e sarebbe bello per i cristiani e per la gente intorno, sentirle risuonare non solo per i tre Angelus della giornata – mattina, mezzogiorno, sera – ma anche in rapporto agli orari consueti delle Messe, come quel parroco che fin da subito ha avvisato i suoi parrocchiani: “Io continuo a celebrare in Chiesa anche da solo. Voi unitevi con la vostra personale preghiera”. Non siamo diventati improvvisamente un paese di atei, o di indifferenti, o di gente finalmente liberata dall’obbligo settimanale della Messa. La coincidenza dell’inizio della Quaresima, con la perdita della celebrazione del Mercoledì delle Ceneri e della prima domenica di Quaresima, viene avvertita come una ferita che taglia il cuore. Il distacco dalla celebrazione liturgica crea un vuoto nell’anima e invoca un segno, un richiamo, una compagnia. “Non possiamo vivere senza la Domenica”, cioè senza l’Eucaristia celebrata: diventa nostro il grido dei cristiani di Abilene privati dell’Eucaristia e perseguitati a morte dal potere imperiale. Non possiamo vivere senza la compagnia della comunità reale. Imprevedibilmente ci troviamo a vivere una situazione che richiama alcuni tratti di quanto hanno vissuto i cristiani perseguitati nel passato antico o recente, e di quanto stanno vivendo altri cristiani oggi: i cristiani giapponesi senza prete e senza eucaristia per duecento anni, e i cristiani dell’Amazzonia che il prete lo vedono qualche volta in un anno…

Non ci domandiamo quanto questa restrizione ‘liturgica’ possa essere realmente efficace, soprattutto mettendola in paragone con il contemporaneo libero accesso a mercati, supermercati, centri commerciali e altri luoghi di pubblica frequentazione. Quel che ci interessa è ricavarne tutto il bene possibile, come desideriamo per tutte le circostanze che ci si presentano nella vita. E’ quel che il vescovo ci sollecita a vivere, in questa inedita possibilità di sperimentare la ‘chiesa domestica’. E il prete, come si sente in questi giorni? Potrebbe considerarli come insperati giorni di vacanza. Ma non ci riesce. La vacanza è quanto esci da un ‘lavoro’ che permane, non quando il ‘lavoro’ non c’è, la comunità svanisce, gli incontri spariscono… Inevitabile un senso di vuoto, una viva percezione di assenza, di mancanza. E’ una grossa corteccia da superare per entrare nella linfa viva che continua a scorrere, e fa pressione nelle vene. La coltivazione del cuore e della mente, attraverso il silenzio, la preghiera, la solitudine, la lettura, è una grazia capace di generare nuova vita.