IL ROSARIO DELLA VITA
Sono appena tornati dal Messico, dove il figlio lavora. Sul sagrato della Chiesa raccontano la meraviglia dell’incontro con un popolo fiero e religioso, orgoglioso delle proprie tradizioni e profondamente pio. “Abbiamo visto cattedrali e chiese gremite, le celebrazioni della settimana santa animate e partecipate da tanta gente, compresi i numerosissimi bimbi ben seguiti dai genitori, educati e rispettosi del luogo sacro”. Nella campagna, al tramonto, tra case fatiscenti, quasi ad ogni incrocio, capannelli di gente di tutte le età pregano la Madonna davanti ad altarini pieni di fiori. Anche nei taxi e negli autobus occhieggiano immagini sacre. “Abbiamo partecipato ad una grandiosa celebrazione pasquale nella basilica di Guadalupe: era evidente la fede del popolo. Ma quello che ci ha più stupito è stato un altarino dedicato a Maria in una casa poverissima: fiori freschi - difficilissimi da trovare in un luogo così arido - un cero acceso tutto il giorno e un'immagine grandissima della Vergine. La figlia ci confidava che quella, per sua madre, era la prima occupazione della mattina: offrire alla Madonna la sua famiglia segnata dalla sofferenza.”
La coppia di amici racconta con occhi brillanti e cuore rianimato. Lo sguardo si allarga sulle strade dei nostri paesi e città, dove non s’è ancora spenta l’eco degli antichi rosari.
Altri amici raccontano della processione di Matera con le statue della Madonna e dei santi portati a braccio dalle persone, vecchie e giovani, che hanno avuto quest'anno una grazia particolare.
Il mese di maggio, che inizia a ridosso della Pasqua, ridesta ancora tra le nostre strade crocchi di persone che pregano. E’ una sorpresa che si credeva svanita, e che si riaccende puntualmente, qui sul sagrato della Chiesa, lì davanti al capitello mariano, altrove sulla scalinata del condominio. Rosario significa semplicità di preghiera, percorrendo la strada di Maria che vive gli avvenimenti del Figlio Gesù, ricevendone per sé e per noi pienezza di umanità. E’ una preghiera così semplice, che anche i bambini la sgranano con la prima corona, e gli anziani la accompagnano con pacatezza; i giovani la riscoprono dopo la distrazione dell’adolescenza, e i preti indugiano davanti al miracolo della fede che si rinnova. La teologia parla di ‘sensus fidelium’, come dire il buon senso cristiano dei fedeli. Non è per nulla il ‘quarto stato’, cioè il livello inferiore del popolo di Dio, ma piuttosto la sua punta tenace. Una fede ‘popolare’ non perché crede di meno, ma perché si estende nel popolo e riempie di consolazione e letizia le circostanze della vita, senza artifici e raffinatezze: a somiglianza del pane moltiplicato e del buon vino delle nozze di Cana.
Categoria: Di giorno in giorno
Il Tempo Pasquale della Vita
DOPO GLI AUGURI di PASQUA
Quante strade percorrono gli auguri di Pasqua? La più breve conduce dall'altare a un lieto e rapido abbraccio con i fedeli giù dei gradini al termine della Veglia Pasquale. Le strade più intrigate e fantasiose percorrono tutte le fibre dei social. Solo qualche raro biglietto spunta nella mazzetta di giornali e riviste che il postino consegna qualche giorno prima di Pasqua. Occhieggiano sorridenti e malinconici alcuni messaggi che quasi si confondono con la pubblicità pasquale, luminosi di belle promesse fatte di pulcini, colombe, cioccolata, fiorellini e fantasie esotiche. La Pasqua si trasforma in una buona tazzina di caffè o nella sorpresa dell'uovo di cioccolato: tutto bello, simpatico e ...vuoto. Pare sia fuori moda e fuori contesto il riferimento a Gesù risorto e all'avvenimento della Pasqua cristiana: ben se ne guarda anche qualche fedele cristiano e non solo.
Ma la Pasqua di Gesù c’è! Dagli auguri di tutte le specie spunta bellissimo il quadro del Cristo che sorge imponente dal sepolcro in Piero della Francesca; si protendono con levità le mani della Maddalena verso Gesù nel dipinto di Giotto; si slanciano con desiderio le mani di un drappello di discepoli verso il braccio del Signore, scovate in una chiesa di Laggio di Cadore e riprodotte nel volantone degli auguri di Comunione e Liberazione. La Pasqua cristiana esce di Chiesa, percorre le strade della vita e illumina le pareti di casa. Cristo risorto è il punto da cui tutto ricomincia. Con Gesù anche i discepoli e le discepole risorgono dalla paura e dall'incertezza, e si mettono in cammino per le strade del mondo: "Andate e annunciate". Lo richiama uno scrittore francese che non si rassegnava al suo ateismo: Cristo, "almeno lui, ci è permesso ammirarlo e amarlo senza farci troppe domande sulla sua realtà. Se qualcuno ha lasciato una traccia sfolgorante nella mente e nel cuore degli uomini, è proprio Gesù Cristo" (D'Ormesson, Avvenire 21.4.2019). Gesù Cristo è venuto a toccare la nostra vita, a condividere la passione dei suoi fratelli nuovamente percossi e dilaniati dagli attentati proprio nel giorno della sua Pasqua, lanciati nella carità e commossi di misericordia ogni giorno della vita, feriti dai peccati e sanati dalla sua croce, risuscitati nella speranza e viventi per Dio e per i fratelli. Come sarebbe possibile vivere, sperare, generare figli e tirarli su con fiducia, se Cristo non ci prendesse per mano ogni mattina e non si accompagnasse con noi come con i discepoli che tonavano ad Emmaus delusi? Il suo volto brilla negli amici che credono, nei poveri che sperano, nei cristiani che patiscono persecuzione, nei fratelli e sorelle che gli donano la vita.
Notre-Dame
JE VOUS SALUE, MARIE – AVE MARIA
Per un’intera serata, e forse per giorni e giorni, gli occhi di tutti nel mondo guardano una Chiesa, la Chiesa: la Cattedrale di Parigi brucia, Notre Dame. Un amico mi sussurra la notizia all’ultima stazione della Via Crucis, appena giunti alla Chiesa di San Domenico a Chioggia, davanti al grande Crocifisso che ci abbraccia dopo il cammino partito dalla nostra Cattedrale con centinaia di persone. Nel dramma di Cristo che soffre e muore si inserisce il dramma dell’umanità, di ciascuno, dei popoli e delle nazioni, delle lotte e delle rivoluzioni, delle chiese e delle case, degli odi e delle riconciliazioni. Per un momento, tutto sembra crollare, la guglia cade, la chiesa brucia.
A poca distanza da Notre Dame, in piedi e in ginocchio, con lagrime silenziose, gruppi di persone pregano. Le campane suonano. Il mondo guarda.
“Che cosa regge l’urto del tempo?” Che cosa regge le circostanze avverse, la consumazione delle cose belle, la perdita delle persone amate, la delusione delle occasioni mancate?
Un amico francese, parroco a Milano, manda un messaggio con le parole del poeta Charles Péguy:
"La fede è una chiesa, è una cattedrale radicata nel suolo di Francia.
La Carità è un ospedale, un ricovero che raccoglie tutte le miserie del mondo.
Ma senza speranza, tutto questo non sarebbe che un cimitero".
La fede dei cristiani continua ad edificare le cattedrali di pietra, mentre Cristo edifica e riedifica la Chiesa delle persone.
Padre Jacques ci chiede una preghiera, un’Ave Maria per Notre Dame: Je vous salue Marie pour Notre Dame. Tutti insieme, nelle nostre case e da tutti i social, uomini e donne di ogni ceto e in ogni luogo, di ogni fede e senza fede, guardiamo la Chiesa, la Cattedrale, Notre Dame-Nostra Signora. All’inizio della Settimana Santa lo sguardo di tutti intravvede la Croce di Cristo che si innalza fino al terzo giorno, giorno della Risurrezione.
Je vous salue, Marie. Ave Maria, il Figlio che hai generato, è risorto.
LE DIMENSIONI DEL CUORE
Per libri, giornali e siti, si invoca il Pronto Soccorso degli esperti in scienze umane, persone sagge e navigate, chiamate a sostenere chi viene coinvolto in situazioni drammatiche, come incidenti, terremoti, attentati. Una competenza di cui ha bisogno il mondo dei ragazzi, giovani, fidanzati, famiglie, e non so chi altro. Tuttavia le pur necessarie competenze mostrano la corda di fronte al mistero dell’uomo che supera ogni misura e travolge tutte le proporzioni; il gran lago del cuore umano arriva a profondità insondabili e si estende per meandri impenetrabili alla sapienza umana, arrivando a toccare l’Infinito di cui è immagine e di cui conserva nostalgia. I fiori e i lumini sui luoghi delle stragi e degli incidenti, le sfilate e le fiaccolate per ricordare le vittime o per commemorare eventi drammatici – come il decennale del terremoto de L’Aquila, con la lenta scansione dei nomi delle persone travolte dalle macerie - diventano premessa a un’invocazione che spinge più in là. Anche se la sfilata non si conclude con una preghiera corale, c’è da scommettere che tante persone si lascino andare a una silenziosa invocazione al Signore e alla Madonna, come al tempo in cui si era bambini, e come ancora accade in qualche chiesa.
Non possiamo ridurci alla dimensione orizzontale: la salvezza invocata supera ogni umana competenza e capacità, e non trova risposta nemmeno quando case e contrade vengono ripristinate – cosa peraltro così lontana dall’essere portata a compimento.
L’intervento delle scienze umane viene invocato e praticato anche nell’affronto dei problemi di una comunità cristiana o di una fraternità religiosa. Rimanendo persone umane, con livelli psicologici e intrecci sociologici, veniamo istruiti e indirizzati sulle dinamiche che ci strutturano e ci attraversano. Purtuttavia, una sottile tentazione pelagiana può insinuarsi come serpente: ‘Ci bastano le nostre tecniche e competenze per uscire dal buco’. Il laboratorio delle invenzioni e genialità basterebbe a risolvere i problemi della famiglia, le crisi del prete, le attese dei giovani. Metodologie e tecniche si contendono la piazza nei gruppi convocati, lasciando in superficie l’annuncio della fede, mentre l’efficacia della grazia viene svilita e la preghiera appare intimistica e inutile. Quando l’attrattiva cristiana abbassa l’asticella, svanisce l’immagine di Cristo che salva e perdona, fa rinascere i cuori e fa nuove tutte le cose. Più che di esperti, abbiamo bisogno di accoglienza e perdono. Allora il cuore salta oltre la siepe, invoca la tenerezza di Dio e mèndica il suo abbraccio. Il bisogno di essere accolti e perdonati va ad affiancarsi ai testimoni del passato e del presente, percorrendo le vie misteriose delle acque della grazia, agitate dal vento dello Spirito.
Nel compimento del 55° anno di vita sacerdotale
Grazie al Signore per la intensa Celebrazione Eucaristica
e per il festoso momento di amicizia
vissuti ieri con tante persone
6 aprile 1964 – 6 aprile 2019
Oggi, 6 aprile 2019
condivido con voi la gioia e la gratitudine
per i 55 anni dall’Ordinazione Sacerdotale.
Adorazione Eucaristica
IL CENTRO
Trovarsi da soli, tu e Lui con l’Eucaristia, càpita a volte durante l’anno e si ripete a brevi sprazzi nel corso delle 24 Ore per il Signore. Il grande ostensorio che ospita il cerchio bianco di pane, illumina di chiarore l’altare e tutt’intorno le colonne, i muri, le vetrate, i panconi, le panche, nelle grandi cattedrali e nelle chiese moderne, dove vengono a concentrarsi a raggera persone di varie comunità e provenienze ecclesiali. Il segno del pane è impressionantemente esile, tanto più quando lo prendi in mano e quando lo spezzi in due o in quattro per consegnarne appena un frammento a una persona anziana, in famiglia o in casa di riposo. Attorno a questo segno minimale, come alla sottile asse della sfera del mondo, continua a girare l’universo della Chiesa, si svolge il ritmo della vita delle persone, viene coordinato il cammino delle comunità. C’è chi si ritaglia tenacemente - tra casa e lavoro - lo spazio della messa quotidiana, mentre le comunità contemplative segnano le ore della giornata sulla cadenza dei momenti di preghiera e di adorazione. Qua e là spuntano comunità parrocchiali che proseguono l’adorazione eucaristica di giorno e di notte, per tutti i giorni dell’anno. Ma come fanno??!! Con quale fede, con quale amore, con quale cuore e mente guardano l’Ostia consacrata? Se non fosse che le parole pronunciate distintamente ad ogni celebrazione da ciascun sacerdote, fanno risuonare la voce stessa di Gesù nell’ultima cena ed evocano la compagnia dei dodici e delle donne e degli inservienti; se non fosse che vedi vibrare il suo corpo, il suo medesimo corpo che pende dalla croce, davanti ai soldati e davanti alla Madre e al piccolo gruppo di discepoli; se non fosse che – come la Maddalena al sepolcro – tendi le braccia e il cuore per toccare il suo corpo risorto; se non fosse che il fiume dei secoli e il vento dello Spirito trasportano a questa chiesa il grano e l’uva; se non fosse che la fede di nostra madre e forse di nostro padre ci conduceva da bambini a buttare un bacio al crocifisso e al tabernacolo; se non fosse per la Messa della prima Comunione, per il Matrimonio celebrato nella Messa, e pure il funerale e prima ancora il Battesimo; se non fosse per l’unica mensa e l’unico corpo nel quale si compone il popolo cristiano; se non fosse… Chi potrebbe credere, riconoscere, adorare, sperare, amare Gesù in un segno così povero e indifeso, immoto e silenzioso? Come un atomo irradiante, come un sole splendente, un pane fragrante, un vino inebriante, l’Eucaristia si colloca al cuore della vita del cristiano e di tutta la Chiesa. Al centro del mondo.
Un tempo da vivere
LA FEDE TAGLIATA
La Trinità è difficile e non merita tempo di spiegarla. Gesù non è da nominare perché se no i ragazzi scappano. La Chiesa è piena di peccati e lasciamola stare. Il Battesimo è una imposizione e lo riceverà da grande se vuole. La Confessione, mi confesso da solo. Il Matrimonio si può fare anche in spiaggia mescolando il mucchio di sabbia verde con quella gialla..... E via sventolando stracci di parole e di opinioni, ciascuno la sua.
Una fede tagliata, snervata, abolita. Il cristianesimo messo da parte, ingessato e raggelato come una montagna d'oro sepolta dalla neve, dove non si va più a scavare. Al massimo, precipitose scivolate fino a valle.
Dimmi cos’è il cristianesimo. Dimmi cosa c’entra Cristo con la vita. Dimmi dove trovi una mano che te lo porga, una voce che te ne parli, un cuore che te lo consegni.
Nella piazza del mercato delle religioni, come Diogene con la fiaccola accesa di giorno, vai cercando un Volto fra tutti i volti. Tra la folla dispersa e oppressa, dopo le fantasie del carnevale e dentro le abitudini della Quaresima, emerge il bisogno di una risposta, l’esigenza di una compagnia per arrivare a Lui, cercando di individuare il cammino della sua croce e lo splendore della sua carne di risorto. Trovi aperta la porta della Chiesa, spalancato il libro della sua parola, sussurrato il mormorio della preghiera. Di comunità in comunità, di stagione in stagione, cerchiamo l’incedere dei suoi passi, il suono della sua voce, lo slancio della sua chiamata. Veniamo introdotti nel mistero della sua vita, per poter svelare il mistero del nostro essere al mondo, il nostro anelito di infinito come sul colle di Leopardi, non per naufragare nel mare del nulla, ma per navigare nel profondo della vita, scorgendo all’orizzonte la meta. Navigazione non solitaria, con il capitano che guida la barca.
Cerchiamo qualcuno che ci consegni la fede con tutti i suoi connotati e ci introduca nella storia nella quale e entrato Dio, Padre che crea e ama, Figlio che diventa uomo, Spirito che lancia nella vita. Cerchiamo una comunità di persone affascinate dal suo amore, attratte dalla sua chiamata, sospinte al largo della missione. L’oscurità si schiarisce, il peccato viene lavato, l’oppressione viene liberata. Chiamati a risorgere ogni giorno, a fiorire ad ogni primavera, a portare i frutti dell’estate e dell’autunno. Ritroviamo fratelli che arrivano da tutte le strade, accogliamo la grazia che ci avvolge da tutti i punti cardinali. Una fede di volti e persone. Il volto di Dio, la storia delle persone.
Tempi e fatti
COINCIDENZE DI QUARESIMA
Coincidenze. Uno si è imbarcato nella lunga crociera della Bibbia che lo conduce per porti e mari, tempeste e bonacce, albe e tramonti non so per quanti mesi e, alla svolta della Quaresima, si trova ad attraversare il mar Rosso insieme con le tribù degli Ebrei che fuggono dall’Egitto insieme con Mosè. La lettura della Bibbia pagina dopo pagina incrocia sorprendentemente il tempo liturgico: la creazione, inizio di tutto, in Avvento; la liberazione in Quaresima. La Bibbia non è solo un libro di carta, e la liturgia non è un calendario di plastica. Accompagna i movimenti della storia e i passi dell’uomo.
A sorpresa, un altro anello della catena. Nei giri in macchina per il percorso abituale o per uscite più larghe, conviene saltare i programmi della radio e riprendere il cd con la lettura dei Promessi Sposi. Tra le svolte della strada di don Abbondio che incrocia i bravi e le traversie del matrimonio che non s’ha da fare, passando per don Rodrigo e Padre Cristoforo, arrivi alla notte in cui la povera Lucia viene condotta al castello dell’Innominato. Le sue lagrime e suppliche toccano il cuore dell’Innominato, il quale al mattino vede la folla muoversi per l’arrivo del Cardinal Borromeo. L’Innominato lo raggiunge e ne riceve l’abbraccio. La lettura di questo episodio scandisce esattamente l’inizio del Mercoledì delle Ceneri, richiamo alla conversione. L’intreccio di queste coincidenze permette di mettere in fila Bibbia, letteratura, accadimenti. La storia si allunga fino a toccare il cuore della vita, occupata e accidentata da lavoro, famiglia, figli, a volte malattia, oppressione per tante cose, notizie cattive e.o sconcertanti. Racconta una persona:“Le circostanze della vita spesso non ti danno respiro, sei pieno di problemi, di salute in famiglia, e poi ne arrivano altri inaspettati e altri che non vorresti mai fossero arrivati…’ Si è presi da un intasamento interiore, una tristezza per le situazioni fuori di noi, in ufficio, nel lavoro, per la politica, l’economia, i soprusi, gli incidenti… La nostra umanità ferita è l’Egitto in cui viviamo, è il castello in cui ci rinchiudiamo. Ma è pure la terra che Gesù viene ad abitare e a salvare. Dentro il nostro deserto di fame e di sete, a noi come a Mosè, Dio dice “«Io camminerò con voi e ti darò riposo». Accadono fatti che ce lo segnalano. C’è una folla, un popolo, una compagnia, che indica e sostiene. Un Mosè, un cardinal Federigo, un Papa Francesco, una Chiesa di carne e sangue, una comunità di amici che ci fa strada verso la liberazione che il Signore compie. Reale come il luogo in cui abitiamo e viviamo. Concreto come il volto delle persone che amiamo. Nelle coincidenze della vita.
Fuori pista
TEOLOGIA IN NAVIGAZIONE
Camminando fuori pista, a lato dei percorsi di teologia preventivati dalle scuole e ai margini delle attività pastorali determinate dalla programmazione, le visite in libreria diventano dispersive, e nello stesso tempo accattivanti. Dispersive perché non sei preso da un tema specifico come quando l'insegnamento rubava tutti i ritagli di tempo libero; né sei catturato da impellenti mansioni pastorali. Al largo dalle boe di segnalazione, rischi di vagare senza bussola nel mare di pubblicazioni disperse per mille correnti, tra venti contrastanti. In libreria si trova di tutto, dal breve fascicolo quaresimale al grosso tomo di teologia femminista. Nella nuova situazione puoi acconsentire all’attrattiva di antichi e nuovi autori, e puoi tuffarti alla scoperta inesauribile e affascinante del mistero cristiano, come chi si immerge in siti marini pieni di sorprese: uno straordinario compenso al vuoto che ci circonda.
C’era un tempo in cui una consistente presenza di giovani avviati al sacerdozio faceva del seminario un centro culturale effettivo, dove ci si poteva recare per una consultazione, un confronto, un dialogo, con profitto per l'azione pastorale e l'aiuto spirituale. Da molti decenni gli allievi di teologia sono trasmigrati in seminari di altre diocesi, e ultimamente sono ridotti al lumicino. E’ venuto a mancare anche il lieve rigagnolo di quella che veniva chiamata dapprima 'Teologia per laici' e successivamente 'Formazione teologica'; ne hanno usufruito alcune centinaia di uomini e donne. Nello spazio della laguna le acque della riflessione e dello studio teologico si vanno prosciugando e lasciano emergere la secca come nei giorni di bassa marea. Ci si guarda intorno alla ricerca di un possibile percorso da suggerire a persone di varia provenienza culturale, che desiderano e domandano di conoscere e capire i contenuti della fede, stimolate da una esigenza esistenziale che viene acuita dal vuoto della società. Nel frattempo, ti vai imbattendo in un serie di persone che percorrono canali di altura, appassionandosi e dedicandosi a studi teologici e biblici decisamente impegnativi, frequentati in città vicine e a Roma. Ci si abbevera a nuove fontane, arricchite da originali esperienze personali. Sarà possibile mettere in circolo queste correnti, facendole reciprocamente incontrare e scorrere nelle acque della laguna e dei fiumi nostrani? Il terreno arido della sterminata ignoranza religiosa che isterilisce fede e carità, potrà venire nuovamente irrigato e qualche oasi rifiorirà. Nei nuovi studi e nelle nuove tendenze, si profila la bella novità di una teologia non ingessata entro schemi astratti, ma raccontata come storia di salvezza di persone e popoli. La barca della chiesa va, equipaggio e passeggeri, navigatori del presente e del futuro.