Vai al contenuto

Vangelo secondo Giovanni 20,2-8

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala corse e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette.

IL RISORTO

Il Vangelo di Giovanni fa un salto dal Natale alla Pasqua, dall’inizio al compimento. Dalla grotta del Natale alla grotta del sepolcro, con la novità della risurrezione. Il racconto è analitico, fissato nei fotogrammi di chi ha visto e udito, e quindi creduto: i ‘teli’ che coprivano il corpo morto di Gesù, e il sudario avvolto a parte: il corpo di Cristo risorge lasciando intatto l’involucro che lo ricopriva come cadavere. Dal grembo di Maria al grembo del Padre che fa vivere!

Quale Natale attendere per noi e per i nostri figli? Questa settimana è preziosa per drizzare lo sguardo e puntare il timone nella giusta direzione. Vangelo e preghiera.

Vangelo secondo Matteo 1,18-24

Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:
«Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio:
a lui sarà dato il nome di Emmanuele»,
che significa «Dio con noi».
Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.

DUE CASE DI NAZARET

Entriamo in casa di Maria, incinta del Bambino Gesù, e poi nella casa di Giuseppe, avvisato in sogno dall’Angelo. Un altro mondo entra in questo mondo, entra nelle case. Un Bimbo nuovo sta per nascere, e un uomo e una donna lo accolgono. Soprattutto lo riconoscono per quel che è: umanamente generato da Maria e dallo Spirito Santo, perché l’Emmanuele è Dio con noi. Possiamo ospitare nella nostra vita Maria e il Figlio, come Giuseppe avvisato dall’Angelo.

Vangelo secondo Matteo 11,16-19

In quel tempo, Gesù disse alle folle:
«A chi posso paragonare questa generazione? È simile a bambini che stanno seduti in piazza e, rivolti ai compagni, gridano:
“Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!”.
È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “È indemoniato”. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco, è un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori”.
Ma la sapienza è stata riconosciuta giusta per le opere che essa compie».

LA MANO DI DIO

Un Dio fatto su nostra misura: è questo che desideriamo ? Un Dio allegro o un Dio triste? Un Dio che balla o che piange con noi? Gesù attraversa tutte le nostre stagioni e vive tutti i tempi della nostra vita. Facendosi bambino, giovane, uomo, morendo in croce e risuscitando, condivide tutta intera la nostra esistenza e la trasforma dall'interno. A noi domanda di accoglierlo, con semplicità e senza pretese, come un bambino che si lascia prendere per mano da chi gli vuole bene.

Vigilia dell’Immacolata, la Madonna dell’Avvento…

Vangelo secondo Matteo 7,21.24-27

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».

LA ROCCIA DELLA PAROLA

Per capire e vivere questo Vangelo, occorre guardare quei cristiani che l’hanno realizzato concretamente, in particolare i santi. Quando la Parola di Dio viene ascoltata e praticata, allora cambia la vita di una persona e, attraverso di essa, la vita di coloro che la incontrano. E’ accaduto in modo clamoroso per Sant’Ambrogio. La sua proclamazione della Parola di Dio ha affascinato il giovane Agostino, ma tutta comunità di Milano e dei dintorni è stata saldamente piantata sulla roccia della sua vita santa.

Un sabato di passaggio: finisce l’anno A e domani inizia l’Avvento dell’Anno B con la prima domenica. Il Signore viene nella nostra vita!

Vangelo secondo Luca 21,34-36

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra.
Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

COMPARIGLI DAVANTI

Tutta la nostra storia personale e la grande storia del mondo cammina verso l’incontro finale con Gesù, il Figlio dell’Uomo che tornerà glorioso alla fine dei tempi. Nell’ultimo giorno dell’anno liturgico, la parola di Dio ci consegna un decisivo avvertimento, nel desiderio che non ci perdiamo in vanità e dissipazioni e non veniamo travolti dagli affanni della vita, ma vegliamo e preghiamo, per avere la gioia di corrergli incontro e comparirgli davanti facendoci abbracciare dalla sua misericordia.

Carissimo Andrea,

Ti ringrazio di avermi dato la possibilità di leggere

in anteprima “DOVE È DIO“, il libro con  il tuo dialogo con don Julian Carron. Prima di tutto è stato un godimento. La puntualità delle domande e la chiarezza delle risposte mi hanno affascinato, facendomi desiderare che anche questo tuo libro – un po’ come la tua intervista a Papa Francesco sulla misericordia - faccia il giro del mondo. La sua 'leggibilità', anche nell'affronto di questioni impegnative, ne apre la strada.

 

Considero molto buona l'impostazione. Si tratta di un dialogo e non semplicemente di un'intervista. Il che rende più coinvolgente la lettura, in quanto i protagonisti di fronte al lettore diventano due, reciprocamente coinvolti nella loro esperienza di fede e nel loro nel mondo, anche se la tua parte rimane discreta e non toglie spazio all’interlocutore.

Interessante la scansione del libro. Si parte da una descrizione e da un giudizio sull'oggi e sulle sue radici. Vi echeggia in maniera sintetica e precisa il precedente libro di don Carron, 'La bellezza disarmata'.  Quindi tu interpelli don Carron sulla sua vicenda personale, partendo dalla chiamata a fianco di don Giussani e retrocedendo fino agli inizi della sua storia e all'ambito del suo lavoro di biblista e di educatore.

Infine, il dialogo sul movimento di Comunione e liberazione, raccontato nella sua essenza e valutato nella sua storia, senza evitare punti critici e controversi.

È la parte più 'mordente' ed è quella che ogni lettore si aspetta.  In modo molto opportuno, il libro sboccia e si conclude nel racconto del rapporto del movimento con i vari papi.

La lettura diventa più interessante e convincente anche per tutta una fioritura di episodi riportati nelle parole di don Carron e anche nelle tue interlocuzioni.

I lettori vengono introdotti a un giudizio critico sul tempo in cui viviamo, stimolando una presa di posizione di fronte ad esso e favorendo il cammino d
i fede di ciascuno. Anche quelli che apriranno il libro solo per curiosità, ne trarranno vantaggio per una fede vissuta come riconoscimento dell’avvenimento di Cristo presente.

Credo si debba dire un grosso grazie a te e a don Carron.

Attendiamo ora la presentazione del libro in tandem qui a Chioggia, tu e don Carron insieme, prevista in Cattedrale per la serata del 16 novembre.

Un caro augurio di buon lavoro.

Don Angelo

JULIÀN CARRON,  DOV’È DIO? Una conversazione con Andrea  Andrea Tornielli, La fede cristiana al tempo della grande incertezza, Piemme, Milano 2017 pp 212 € 15,90 

Vangelo di Luca, 37-41

In quel tempo, mentre stava parlando, un fariseo lo invitò a pranzo. Egli andò e si mise a tavola. Il fariseo vide e si meravigliò che non avesse fatto le abluzioni prima del pranzo. Allora il Signore gli disse: «Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Date piuttosto in elemosina quello che c’è dentro, ed ecco, per voi tutto sarà puro.

A PRANZO DAL FARISEO

Hai lì Gesù e invece di accogliere la sua novità, parti con la critica. Hai fatto il passo di ospitarlo in casa, e poi ti fai sommergere dai sospetti. Sei entrato in chiesa, magari dopo tanto tempo, ti sei accostato a un gruppo cristiano, e invece di aprirti ad accogliere quello che hai di fronte, alzi il muro delle prevenzioni e dei pregiudizi. Guarda fino in fondo colui che ti sta davanti, percorri insieme un tratto di cammino! La verità si svela come sole che sorge.

 

Oggi ore 16 in Cattedrale, assemblea inizio anno pastorale per la Diocesi.

Vangelo secondo Matteo 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

IL SÌ E IL NO

Quante volte ci è capitato? L'abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e nel rapporto con i figli: l'amarezza di un no si è trasformata nella gioia del si, mentre il sì appena pronunciato non è fiorito in una azione positiva. Quando il si diventa no, è incoerenza. Quando il no diventa sì, è fortezza. Tuttavia Gesù non si perde in giochi psicologici. Egli ha davanti agli occhi alcune persone che hanno cambiato vita, uscendo da una condizione di lontananza e di male per seguire lui: il no è diventato sì. Ha davanti anche persone giuste, ma incapaci di muovere un passo nella via lungo la quale Dio continua a incontrarle. Hanno perduto l'occasione della vita: dapprima per non aver riconosciuto Giovanni Battista, ora per non accogliere Gesù.
Che cosa ne ricaviamo? Non basta una bella esperienza passata, non basta il generoso sì giovanile. Occorre che il sì venga ripetuto nelle nuove circostanze della vita, come pianta che fiorisce ad ogni primavera.

Vangelo secondo Giovanni 3,13-17

In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo:
«Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo. E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo, perché chiunque crede in lui abbia la vita eterna.
Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui».

LA CROCE INNALZATA

La croce innalza Gesù sul mondo: mostra ed esalta il suo amore. Ci ha amato così, donando tutto di sé. Non possiamo non guardarlo, e ringraziarlo. Gesù ci attira perché vuole innalzare la nostra al suo livello di dignità, di grazia, di pienezza. E’ disceso dal cielo per portarci al cielo. Io credo, noi crediamo a Gesù, ci fidiamo di Lui, desideriamo conoscerlo e amarlo. Egli si presenta a noi nelle circostanze della vita e ci invita a seguirlo nella Chiesa. …

 

Grazie a quanti, con l’augurio e la preghiera, hanno fatto un bel gesto di amicizia….

Vangelo secondo Matteo 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:
«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.
A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.
Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.
Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l’ora».

IL DESIDERIO E L’ATTESA

Teresa Benedetta della Croce ha atteso e vigilato la venuta dello sposo, nella ricerca della mente e del cuore, nella permanenza intensa e intelligente tra le mura del Carmelo, nell’affidamento a Lui quando venne deportata nel campo di sterminio di Auchhwitz, dove morì il 9 agosto 1942 nella camera a gas. Una vita spesa e donata per la libertà del cuore, per la scoperta del vero, per l’abbraccio del vero amore. All’Europa, di cui è patrona, conviene voltarsi a guardare questa sposa di Cristo.