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Vangelo secondo Luca 4,14-22

In quel tempo, Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e gli rendevano lode.
Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi
e proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca.

MISSIONE DI SALVEZZA

Il ritorno di Gesù a Nazaret diventa occasione per una sorta di ‘consacrazione’ alla missione. Gesù è maturato nella coscienza della sua identità attraverso il deserto e il ‘Battesimo’ al fiume Giordano, dove è stato riconosciuto dal Battista e consacrato dallo Spirito Santo. Ora Egli può finalmente partire per la missione, non come eroe solitario, ma come inviato dallo Spirito di Dio nei territori dell’umano. Apriamo il cuore a riconoscere e accogliere oggi la sua presenza di salvezza.

Vangelo secondo Marco 6,45-52

[Dopo che i cinquemila uomini furono saziati], Gesù subito costrinse i suoi discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, a Betsàida, finché non avesse congedato la folla. Quando li ebbe congedati, andò sul monte a pregare.
Venuta la sera, la barca era in mezzo al mare ed egli, da solo, a terra. Vedendoli però affaticati nel remare, perché avevano il vento contrario, sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare, e voleva oltrepassarli.
Essi, vedendolo camminare sul mare, pensarono: «È un fantasma!», e si misero a gridare, perché tutti lo avevano visto e ne erano rimasti sconvolti. Ma egli subito parlò loro e disse: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». E salì sulla barca con loro e il vento cessò.
E dentro di sé erano fortemente meravigliati, perché non avevano compreso il fatto dei pani: il loro cuore era indurito.

CAMMINARE SULL’ACQUA

Il Vangelo di Marco è il Vangelo delle meraviglie che ‘manifestano’ il Signore. Dopo la moltiplicazione dei pani, ecco Gesù camminare sull’acqua. Non è una prestazione per stupire i discepoli, ma per proteggerli e sostenerli. Quando li raggiunge, Gesù sale sulla loro barca e il vento cessa. In ogni istante della nostra vita Gesù viene a incontrarci, navigando nella barca della Chiesa. Questo ci dà sicurezza anche quando siamo confusi o quando vediamo la barca procedere col vento contrario.

Vangelo secondo Marco 6,34-44

In quel tempo, sceso dalla barca, Gesù vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.
Essendosi ormai fatto tardi, gli si avvicinarono i suoi discepoli dicendo: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congedali, in modo che, andando per le campagne e i villaggi dei dintorni, possano comprarsi da mangiare». Ma egli rispose loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Gli dissero: «Dobbiamo andare a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?». Ma egli disse loro: «Quanti pani avete? Andate a vedere». Si informarono e dissero: «Cinque, e due pesci».
E ordinò loro di farli sedere tutti, a gruppi, sull’erba verde. E sedettero, a gruppi di cento e di cinquanta. Prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li dava ai suoi discepoli perché li distribuissero a loro; e divise i due pesci fra tutti.
Tutti mangiarono a sazietà, e dei pezzi di pane portarono via dodici ceste piene e quanto restava dei pesci. Quelli che avevano mangiato i pani erano cinquemila uomini.

UN MIRACOLO PER TUTTI

L’azione compiuta da Gesù è subito immediata e imponente. Le folle lo seguono, rimanendo con lui tutta la giornata. Chi provvede al loro sostentamento? Gesù provoca i discepoli: “Voi stessi date loro da mangiare”. I cinque pani e i due pesci diventano cibo per tutti. L’opera di Dio non sostituisce la nostra partecipazione, ma la moltiplica a beneficio di tutti. Gesù continua la salvezza del mondo sempre con lo stesso metodo: anche oggi Egli fa miracoli rendendoci partecipi della sua carità.

 

Vangelo secondo Matteo 4,12-17.23-25

In quel tempo, quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
«Terra di Zàbulon e terra di Nèftali,
sulla via del mare, oltre il Giordano,
Galilea delle genti!
Il popolo che abitava nelle tenebre
vide una grande luce,
per quelli che abitavano in regione e ombra di morte
una luce è sorta».
Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».
Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. La sua fama si diffuse per tutta la Siria e conducevano a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guarì. Grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

INIZIO DELLA MISSIONE

Concluso il tempo natalizio, entra subito in azione Gesù. La sua missione inizia quando drammaticamente ha termine il compito del Battista. Si spalanca uno scenario di luce sulle nazioni avvolte dalle tenebre e identificate nella Galilea, regione attraversata da molti popoli. L’annuncio del regno dei cieli esprime fin dall’inizio una dimensione universale. Gesù viene per tutte le persone, accolte nelle loro infermità e debolezze, e per tutti i popoli. Il suo cammino prosegue nella nostra storia.

Vangelo secondo Matteo 2,1-12

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

SEGUENDO LA STELLA DEL DESIDERIO

Uomini intelligenti, che scrutano il cielo e identificano i percorsi delle stelle, con acume di scienziati. Uomini curiosi, che domandano e cercano come bambini. Uomini pieni di desiderio, mossi e sospinti da un’attrattiva indomabile. I Magi vedono spuntare la stella che annuncia la nascita del re dei Giudei e ne seguono il percorso. Come i Magi siamo – o almeno vorremmo essere – anche noi, alla ricerca di un punto chiaro, un volto, una persona davanti alla quale prostrarci, e deporre i nostri doni. Quale grazia più grande per colui che, cercando lo scopo della vita, lo trova nel volto di un bambino, accanto alla madre? La vita non gira a vuoto; non corriamo come trottole, non restiamo bloccati dagli inganni dei potenti, non ci lasciamo schiacciare dalla filosofia del dubbio. Continuiamo piuttosto a cercare, scrutiamo i segni, seguiamo la stella. Infine, tutto si rivela semplice. La scoperta del Bambino non avviene a conclusione di un ragionamento, né come elaborata soluzione di un problema, ma attraverso la grazia di un incontro, desiderato, ricercato e domandato per tutta la vita.

Vangelo secondo Giovanni 1,43-51

In quel tempo, Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro.
Filippo trovò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». Natanaèle gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».
Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». Gli replicò Natanaèle: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!».
Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

UNA STORIA DI INCONTRI

Il cerchio si allarga. Andrea chiama il fratello Simone, che subito diventa Pietro. Gesù chiama Filippo, Filippo incontra Natanaele e lo porta da Gesù. Tante vite si intrecciano, si espandono e continuano a fluire nel grande fiume della storia. Incontri, nomi, persone, luoghi, circostanze: così comincia il cristianesimo, da persona a persona, da circostanza a circostanza. Gli occhi vedono, i passi si muovono, i cuori aderiscono: il cristianesimo è una storia di persone e di incontri.

 

Vangelo secondo Giovanni 1,35-42

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

IL PRIMO INCONTRO

Dietro Giovanni Battista, ecco i primi due. Andrea e Giovanni, lasciato il lago e diventati discepoli del Battista, sono le prime persone che, per curiosità e desiderio, corrispondono all’indicazione del profeta battezzatore e si muovono dietro a Gesù. Pochi passi, ancora incerti, tanto che non hanno l’ardire di chiamare Gesù. E’ lui che si volta e chiede: “Che cercate?” Botta e risposta: “Maestro, dove abiti?”. “Venite e vedete”. Sono le mosse del primo incontro, l’inizio di una grande storia, la nostra storia.

Vangelo secondo Giovanni 1,29-34

In quel tempo, Giovanni, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».
Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

LO SGUARDO SU GESU’

Il primo a vedere e a riconoscere Gesù, all’inizio del suo cammino e della missione tra gli uomini, è Giovanni Battista. Il suo è uno sguardo di scoperta e di sorpresa, che apre a una rivelazione misteriosa. Gesù infatti è prima di Giovanni, in senso temporale e in senso qualitativo: Egli viene misteriosamente dal cielo e su di lui discende lo Spirito di Dio e vi rimane. E’ il segno che permette a Giovanni di puntare lo sguardo su Gesù, per indicarlo al mondo.

Vangelo secondo Giovanni 1,19-28

Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e levìti a interrogarlo: «Tu, chi sei?». Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elìa?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». Rispose: «Io sono voce di uno che grida nel deserto: Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaìa».
Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elìa, né il profeta?». Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo».
Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

ALLA SCOPERTA DI GESU’

Uno che non conosciamo: così è Gesù tra noi. Non lo conosciamo nel senso che il Mistero della sua Persona, Figlio di Dio fatto uomo, ci supera e non possiamo contenerlo nella mente e nel cuore. Non lo conosciamo anche nel senso che lo teniamo alla superficie della vita e non lo consideriamo come origine e scopo, come compagnia e amore. Possiamo tuttavia fare due cose. Primo: domandare Gesù con umiltà. Secondo: guardare chi lo ama, come i santi del passato e del presente.