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Vangelo secondo Matteo 5,1-12

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».

LA STRADA DELLA BEATITUDINE

Dopo le feste pasquali e dopo la domenica della Trinità, riprendiamo il cammino dal primo grande discorso di Gesù nel Vangelo di Matteo. E’ l’annuncio di una felicità che viene donata a tutti coloro che sulla terra - poveri, afflitti, miti, affamati di giustizia, puri di cuore, operatori di pace, perseguitati, insultati - attendono un riscatto non dalla potenza umana, ma dal Regno di Dio che viene attraverso Gesù. La felicità percorre la via che dal cuore di Cristo arriva al cuore dell’uomo.

 

Vangelo secondo Giovanni 3,16-18

In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».

IL VOLTO DI DIO

Come è fatto Dio? Possiamo scorgere il cielo di Dio camminando per le vie della terra, come quando osserviamo le nuvole muoversi sotto la luna in una serata dopo il temporale. Dio ci permette di vedere il cielo dalla terra. Nel grande mare e nel minuscolo insetto, nelle stelle della notte e nei pianeti che splendono al mattino, nei sentieri delle galassie che percorrono lo spazio senza confini, avvertiamo con un brivido l'immensità di Dio. Ma Dio non è soltanto immenso ed eterno. Nel Figlio eterno che cammina per i sentieri terreni e ama con il nostro cuore, scopriamo che Dio è intelletto e amore. Attraverso il Figlio riconosciamo Dio Padre e gustiamo l'amore dello Spirito Santo che entra nel cuore degli uomini. L'acqua dell'infinito oceano di Dio non ci sta nella nostra conchiglia, ma ne percepiamo il fascino e ne gustiamo l’attrattiva. Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Unigenito Figlio, che ha aperto i cieli e ha mostrato il volto del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo. Un solo Dio in tre persone.

 

Vangelo secondo Marco 12,38-44

In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».

RICCHI E POVERI

La carità e la povertà, in che cosa consistono? Chi può fare grandi elargizioni, le faccia. Chi vuol vivere la povertà, sia serio con questa scelta. La via di Gesù è un’altra. Non quella dell’abbondanza dei conteggi bancari o degli onori di piazza. Gesù guarda il cuore. Quel che fa vivere non è la quantità dei soldi, ma l’affidamento a Dio. Troppi calcoli chiudono il cuore e creano affanno. La povera vedova del Vangelo è una sfida. Per tutti, ricchi e poveri.

Vangelo secondo Marco 12,35-37

In quel tempo, insegnando nel tempio, Gesù diceva: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è figlio di Davide? Disse infatti Davide stesso, mosso dallo Spirito Santo:
“Disse il Signore al mio Signore:
Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici
sotto i tuoi piedi”.
Davide stesso lo chiama Signore: da dove risulta che è suo figlio?».
E la folla numerosa lo ascoltava volentieri.

FIGLIO E SIGNORE

E’ in gioco l’autentica identità di Gesù: ‘figlio’ del re Davide, cioè suo discendente, oppure ‘Signore’ di Davide, cioè superiore a uno dei più grandi personaggi di Israele? Gesù aveva osservato di essere ben più del re Salomone che la regina di Saba ammirava; più del profeta Giona riconosciuto dagli abitanti di Ninive. Potremmo continuare: più di qualsiasi potente o di qualsiasi genio. Come gli apostoli dopo la tempesta sedata ci domandiamo: “Chi è dunque costui al quale i venti e il mare obbediscono?”

Giovedì 8 giugno 2017, San Giacomo Berthieu Sacerdote gesuita, martire, Francia 1830- Madgascar 1896

Vangelo secondo Marco 12,28-34

In quel tempo, si avvicinò a Gesù uno degli scribi e gli domandò: «Qual è il primo di tutti i comandamenti?». Gesù rispose: «Il primo è: “Ascolta, Israele! Il Signore nostro Dio è l’unico Signore; amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza”. Il secondo è questo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Non c’è altro comandamento più grande di questi».
Lo scriba gli disse: «Hai detto bene, Maestro, e secondo verità, che Egli è unico e non vi è altri all’infuori di lui; amarlo con tutto il cuore, con tutta l’intelligenza e con tutta la forza e amare il prossimo come se stesso vale più di tutti gli olocausti e i sacrifici».
Vedendo che egli aveva risposto saggiamente, Gesù gli disse: «Non sei lontano dal regno di Dio».
E nessuno aveva più il coraggio di interrogarlo.

DOPO IL PRIMO TUTTI GLI ALTRI

Togliete il primo comandamento, cade anche il secondo; cadono il terzo e il quarto, cadono tutti. Non solo i comandamenti; cadono l’ordine delle cose e delle persone, il senso della vita e della morte, l’amore e la speranza, il presente e il futuro. Pietra dopo pietra, frammento dopo frammento. Rimane solo l’individuo e alla fine anch’esso decade nel nulla. Lo documenta la storia in corso. Grazie, Gesù, perché ci fai ricominciare, donandoci ogni giorno la tua presenza e i tuoi comandamenti.

Vangelo secondo Marco 12,18-27

In quel tempo, vennero da Gesù alcuni sadducei – i quali dicono che non c’è risurrezione – e lo interrogavano dicendo: «Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcuno e lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. C’erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo egualmente, e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l’hanno avuta in moglie».
Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: “Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe”? Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».

IL DIO DEI VIVI

Vorremmo calcolare la vita eterna con le stesse misure della vita terrena. Non riusciamo a immaginare il tipo di vita e il livello di felicità che segue alla risurrezione dei morti. Nel regno dei cieli non svaniranno i legami affettivi già vissuti, ma verranno immersi nel mare dell’infinita pienezza della vita divina: la profondità del Padre, l’immagine perfetta del Figlio, l’amore pieno dello Spirito Santo. Quello che abbiamo ricercato e desiderato, troverà una risposta senza misura.

Vangelo secondo Marco 12,13-17

In quel tempo, mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso.
Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?».
Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». Ed essi glielo portarono.
Allora disse loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
E rimasero ammirati di lui.

IN FACCIA A DIO

Le tasse, allo Stato o a chi di dovere, si pagano, ovviamente. Non altrettanto semplice è corrispondere ai doveri verso Dio, che non corrono semplicemente in parallelo a quelli dello Stato. Stato e singolo individuo non possono rivendicare leggi e ordinamenti che vanno contro la legge inscritta da Dio creatore nella natura delle cose e nel cuore delle persone. Dio e la sua legge sono regola suprema per il bene di ogni uomo e di ogni gruppo sociale. Gesù ci mette tutti in faccia a Dio.

Vangelo secondo Marco 12,1-12

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

UNA STORIA DRAMMATICA

Concluso con la Pentecoste il tempo pasquale, riprendiamo il cammino del tempo ordinario della Chiesa con una parabola che riassume la storia di Dio con gli uomini. Dio ha piantato la vigna del mondo e l’ha donata da custodire agli uomini. La parabola ricorda i tanti suoi interventi, fino alla visita del Figlio amato, Gesù. Costui, rifiutato e ucciso, diventa la pietra d’angolo del nuovo regno, e della nostra stessa vita. Questa dramma accompagna la nostra libertà. L'esperienza vissuta ci provoca ad accogliere oggi il Figlio Gesù.